VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO B

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

  1. In questi versetti viene descritta la realtà della presenza permanente di Gesù. L’amore del Padre per Gesù è la base dell’amore per i suoi discepoli, sia quanto all’origine che quanto alla intensità. Il Figlio ama i suoi discepoli con lo stesso divino amore che il Padre ha per lui. In questo amore essi devono rimanere.
  2. La fonte della gioia salvifica è l’esperienza di una vicinanza a Dio. L’evangelista concentra gioia per Dio nell’esperienza che i discepoli fanno della presenza dell’amore di Gesù nel loro vivere con esso. Viene anche illustrato il contenuto del comandamento di Gesù, nel senso che dovranno amarsi l’uno l’altro, in conformità con l’amore di Gesù per loro. Si tratta dell’amore per l’amico.
  3. Li chiama amici, non schiavi. Naturalmente gli amici si scelgono nella cerchia dei liberi e uguali, non tra gli schiavi privi di diritti. L’amicizia di Dio è un motivo della tradizione veterotestamentaria, Abramo è eletto ad amico di Dio, lo stesso vale per Mose; nella tradizione sapienziale, quelli che sono statati, educati, dalla sapienza possono essere chiamati “amici di Dio”.
  4. Conclude il discorso, l’amore vicendevole è il contenuto del comandamento di Gesù ai suoi discepoli. Gesù ha scelto i suoi discepoli e li ha destinanti a portare frutto in permanenza mediante il suo comandamento.

A questo livello SAMZ può illuminare: “Se adunque noi vogliamo e stare con Dio, e dall’altra banda fare, dire, pensare, leggere, rivolgere (= sbrigare) le cose occorrenti: o per molto, o per breve tempo eleviamo l’occhio della mente spesso a Dio, come farebbe uno con un suo amico”. (III Lettera) Al molto magnifico Messer Carlo Magni.

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